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Il
legame di Maria con la Persona-Dono
della SS. Trinità
di Paolo GASPARINI

SOMMARIO
L’AUTORE, appellandosi alla possibilità
dell’intelligenza di leggere l’armonia tra il mondo di Dio, rivelato
nel Vangelo e nella Tradizione della Chiesa, e quello creato, per mezzo
dei pensatori più grandi che si sono succeduti nella storia, nonché di
quello attingibile dall’esperienza, vede una straordinaria evidenza del ruolo e della persona di Maria SS.ma
nel cuore del mistero cristologico e trinitario.
In particolare, forte della luce della logica,
della matematica e della teologia cattolica, intrvede una colorata e
ordinata trama, nella storia del pensiero e della vita della Chiesa,
che conduce alla persona umana
di Maria, indissolubilmente legata a quella divina dello Spirito Santo,
filo d’oro che unisce con una chiarezza e una forza stupefacente i
misteri cristiani.
Tre persone conducono, infatti, al cuore di Dio: Giuseppe, che ci chiede il
motivo, seguendo s. Agostino, del nostro rifiuto a vederlo vicino alla
sua sposa; Giovanni, seconda
forma del comandamento dell’amore, dato ed esigito nell’ultima cena,
ossia il sacerdozio cattolico, il figlio della Donna; il Figlio e Sposo
della Donna, il Verbo incarnato,
Unigenito del Padre, alla cui
conoscenza i misteri della Incarnazione, centro della circonferenza del
cosmo e della storia della salvezza, e della Redenzione sono ordinati.
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UNA LETTURA
MARIOLOGICA
DEL NOME DIVINO
RIVELATO A MOSÈ (ES. 3,14)
E’ scientificamente certo che l’uomo è fatto per la felicità, traguardo raggiunto a costo
di atti intellettivi e volitivi, liberi, di scelte pratiche, concrete.
La gioia, la pace sono le inevitabili conseguenze dell’azione, o della
non azione, mai però acquistabili a buon prezzo, con una tecnica, senza
un atto personale, coinvolgente, affettivo e intellettivo.
La logica è la luce
di Dio che
illumina ogni uomo: le anime e le intelligenze non vengono per
evoluzione, non c’è differenza nella logica di base delle close
class words, function words di uso
comune, ma solo nella cultura, che si serve delle open class words,
content words. Non ci vuole meno del Signore e Padre Dio per fare
un’anima, una per una (R. Busa). Quidquid recipitur, ad modum
recipientis recipitur: l’intelligenza è modo (incomunicabile), la
cultura contenuto. Dio è modo infinito, la creatura razionale modo
partecipato (F. Vesprini).
La logica è la prima
luce dell’anima,
il tentativo di capire il perché di tutto, dal mare delle parole al
“prima” e “sempre”, dalla storicità alla eternità, dal “multa” al
“multum”, dal fenomeno al fondamento, dai contenuti che specificano,
declinano, determinano i messaggi alle parole frequenti e brevi, fisse,
grammaticali, alcuni nomi e verbi comuni, come: ente, uno, bello,
brutto, buono, cattivo, avere…
Nella figura
geometrica del cerchio si nasconde un
universo spirituale dalle profondità misteriose: il mistero
dell’essere, dell’unità, della Trinità e dell’Incarnazione del Verbo.
La semplicità, la possibilità, la ragionevolezza e
la realtà di questa unica figura geometrica esprimono con rigore matematico,
logico, i più ricchi concetti teologici e rivelati. La matematica è una scienza divina,
perché non può essere creata dalla mente di nessun uomo; o meglio, non
ci vuole meno di Dio per creare la mente dell’uomo.
Saliamo sulle spalle di uno studioso novecentesco
di colui che è stato definito “il più grande artefice di ordine e di
organizzazione nella storia del pensiero”, san Tommaso, ossia di Etienne Gilson, “el primo e io
secondo” (Divina Commedia, 2,34,136).
Esaminando i progressi realizzati lungo i secoli
dal pensiero umano, la mia guida osserva che, sui temi essenziali, le
tappe del progresso sono state pochissime. Egli prende come esempio una
parola che, appartiene a quella che abbiamo chiamato una close class
word, la nozione di “essere”. La troviamo paradigmaticamente
espressa, a partire dal 1250 a.C. circa, nel testo dell’Esodo: “Io sono Colui che è”.
In questa prima formula, la nozione di essere è
rimasta a lungo implicita e imprecisata.
Dopo secoli, con sant’Agostino, si sale un primo gradino nella storia ,
nella profondità del pensiero interiore, della legge dell’essere, e il
senso della parola “essere”, diventa: “Io sono l’immutabile”. Non si tratta di un postulato o
conclusione filosofica, ma di un dato parimenti ricevuto dalla rivelazione.
In tre differenti luoghi, la Bibbia riprende la
stessa affermazione: “Dio non è un uomo da potersi smentire” (Nm 23,19); “Io sono Dio, non cambio”
(Mal. 3,6); “In lui non vi è alcun cambiamento “ (Gc. 1,17).
Otto secoli dopo, san Tommaso spiega questo stesso testo
dell’Esodo nel modo seguente: “Io sono Colui
la cui natura è di esistere”.
Tutti gli altri nomi - continua l’Angelico -
esprimono l’essere determinato e particolare, come “saggio” dice un
certo essere; ma il nome “Colui che è” dice l’essere assoluto e non determinato da
qualcosa di aggiunto; ed è per questo che il Damasceno afferma che
esso non afferma ciò che è Dio, ma “un certo oceano infinito di
sostanza, come non determinato”.
È per questo che quando noi procediamo alla conoscenza
di Dio per via di negazione
(come è noto, san Tommaso non condivide tuttavia l’apofatismo assoluto:
la negazione non sopprime i diritti della affermazione; dove non c’è
vera affermazione, non ci può essere neanche vera negazione: per
esempio, il male c’è perché c’è il bene; la malattia, la salute;
l’ipocrisia, la sincerità; il silenzio opprimente, il silenzio di
raccoglimento; la scimmia, l’uomo; lo sgorbio, il cerchio; la
stoltezza, la sapienza; la moneta falsa, quella vera; la macchia,
l’immacolatezza…) neghiamo di Lui innanzitutto le cose corporali e in
seguito anche le intellettuali secondo la modalità in cui si trovano
nella creatura, come la bontà e la saggezza.
E allora non resta nel nostro intelletto che la sua
esistenza (quia est) e nient’altro, e il nostro intelletto viene
allora a trovarsi allora in una specie di confusione (J. P .Torrell).
Il Gilson conclude questa faticosa salita nella
storia del pensiero filosofico e teologico affermando il seguente postulato: “Più (uno o) vari progressi
ci introducono nello spessore del loro oggetto, più un ulteriore
progresso diventa improbabile” (J.Kiefer).
Nello stesso tempo, è anche vero che: “ escluso
l’impossibile, tutto quello che resta, per quanto improbabile, non può
essere che la verità”. La esigenza, in altre parole, della modestia del
proposito iniziale, della ascesi intellettiva, della negazione, non
significa l’abdicazione dell’intelligenza a cogliere il principio di
magnanimità o sinergia, la necessità della affermazione della verità,
ancorché inadeguata, imperfetta (palea),
della realtà (frumentum).
Sessanta anni fa, il
12 aprile del 1947, a Roma, Grotta alle Tre fontane, dove un grande convertito fu
ucciso, san Paolo, la “Vergine della Rivelazione”, la beata Vergine
Maria, rivelò a un “Mosè” sui
generis dei nostri tempi, Bruno Cornacchiola ( che il giorno
dopo doveva tenere un discorso a Piazza della Croce Rossa contro i
dogmi fondamentali della fede cattolica), il suo “nome”, convertendolo
a sua volta: “Sono Colei che sono nella Trinità
divina”.
Ricordiamo l’elementare verità geometrica della
relazione tra il raggio della circonferenza, il pi-greco e il raggio: C = 2 R π.
La stessa formula matematica si può riscrivere in
questo modo:
C = 2 R ( 3 + 0, 14…) = 1 x 2 R
x 3, 14…;
Tre Persone divine compongono “quella circulazion (
o.c., 3, 33, 127)…di
tre colori e d’una contenenza (ivi, 117; cf. inoltre ivi, 3, 30, 103).
Il cerchio è la
figura della contemplazione e dell’eternità (tota simul), senza principio e senza fine, rappresentazione
sensibile della realtà puramente intelligibile del lume di gloria.
Esprime con rigore matematico, infatti, la misteriosa realtà delle tre
Persone divine perfettamente distinte per le proprietà personali della Paternità, della Filiazione e
dell’ Amore procedente passivo (3) e perfettamente uguali per
essenza, natura e attributi ( C).
All’intuizione del mistero trinitario segue quella
del mistero dell’Incarnazione: il Figlio di Dio, assumendo
ipostaticamente la natura umana, per la parte sensibile identica alla
Madre, la introduce nell’intimità trinitaria.
Nell’unità della Persona divina del Figlio è
assunta la natura umana che entra a far parte così della forma del cerchio, perché per
l’unione ipostatica è Figlio di Dio per natura (C).
“Qual è ‘l geomètra che tutto
s’affige
per misurar lo cerchio, e non ritrova,
pensando, quel principio ond’elli indige,
tal era io a quella vista nova:
veder volea come si convenne
l’imago al cerchio e come vi s’indova;”
(ivi,3,33,133-138).
La domanda importante cui la formula del cerchio
risponde, è la seguente: “Ov’è
ella?” (ivi, 3,31,64),
dov’ è la “dimora dell’Essere”,
chi è il tempio dello Spirito Santo, la “Vergine della Rivelazione”?
Il π è un
numero imperfetto,
figura del peccato originale, che inerisce tutti gli uomini,
rappresentati dalla sua parte frazionaria, virtualmente illimitata,
come hanno documentato gli studi al computer.
Pertanto Maria si trova nel numero intero.
Una natura in una Persona: il Padre. Due nature in
una Persona è il Verbo, pertanto, lo Spirito Santo sarà “strutturato”
dalle due nature di una Persona divina e una persona umana, la “Vergine
della Rivelazione”, “Colei che è nella Trinità” (Cf.: Es. 3,14:
paradigma dell’unione non casuale tra Gerusalemme e Atene, il Dio della
Rivelazione e del Logos,
dell’Esprit de finesse e
l’esprit de geometrie; cfr. il Discorso all’Università di
Regensburg del Santo Padre Benedetto XVI).
“Maria è il
santuario e il riposo della Santissima Trinità” (S. Luigi M. di
Montfort).
San Massimiliano M. Kolbe sale ancora un gradino,
nello spessore dell’oggetto: “Lei è per così dire la personificazione
dello Spirito Santo…in un certo senso (analogia entis) la
“incarnazione” dello Spirito Santo. In lei c’è lo Spirito che noi
amiamo e attraverso lei il Figlio…la Madre Santa fa una cosa sola con
lo Spirito Santo” (cit. in :M. D. Philippe, Giuseppe, Piemme, 2001, p.188).
San Tommaso, con una intuizione centrale, vede il
rapporto della creazione con Dio come un movimento circolare che riconduce (red-itus) verso la loro origine,
ormai vista come fine, le creature che ne sono uscite (itus).

“Allora un dato effetto raggiunge il culmine della
perfezione, quando ritorna al proprio principio, così, tra tutte le
figure geometriche, il cerchio
è quella più perfetta, come il moto circolare è il più perfetto tra i
moti, perché in esso si fa ritorno al rispettivo principio (sicut
motus circularis, carens principio et fine, uniformiter est circa idem
centrum).
Ora, affinché l’universo creato possa conseguire la
sua ultima perfezione, è necessario che le creature ritornino al loro
principio in quanto rivestono una somiglianza di esso nel loro essere e
nella loro natura che costituiscono per esse una certa perfezione”.
L’apparente semplicità del punto di partenza (l’ente geometrico) non
deve dunque indurre a far pensare che si tratterebbe solo di una mera
rappresentazione immaginativa.
La formulazione filosofica può essere molto più
precisa: “Tutto ciò che si trova in noi viene da Dio e a lui risale perché
egli ne è o la causa efficiente o la causa esemplare: causa efficiente, in quanto è
mediante la potenza attiva di Dio che tutto si compie in noi; causa esemplare, in quanto
tutto ciò che in noi è di Dio, in un certo modo imita Dio” (SCG).
Il movimento circolare che il dottore della
creazione descrive non si completa se non mediante Cristo. Lo schema
circolare della Summa, trinitario, teologalmente unificato, è il
cor coris del pensiero
filosofico e teologico dell’Aquinate.
“Nell’uscita delle creature dal Primo principio si
osserva una specie di movimento circolare (quaedam circulatio vel
regiratio) per il fatto che tutte le cose ritornano, come al loro
fine, verso ciò da cui sono uscite come dal loro Principio. Ed è per
questo che è necessario che il loro ritorno verso il fine si compia mediante le stesse cause
per cui si ha la loro uscita dal Principio. Ora, come si è già detto,
poiché la processione delle persone è la ragione esplicativa (ratio) della produzione delle
creature operata dal primo Principio, questa stessa processione è
dunque anche la ratio
del loro ritorno al loro fine” (Sent.).
Egli prolunga poi la dottrina della processione con
quella delle “missioni” delle Persone divine:malgrado la differenza di
livello, Tommaso non vede
nessuna rottura tra il dono dell’essere e della grazia, nell’immediato
prolungamento della Trinità creatrice, Tommaso ci parla della Trinità divinizzatrice,
l’origine del mondo e la sua realizzazione finale nella beatitudine, la
creazione e la salvezza., la storia e la Trinità, inglobati entrambe
nel ciclo eterno delle processioni divine.
“La rivelazione concreta del mistero della Trinità
è come avvolta nella rivelazione dell’economia della salvezza e in
quella delle origini del mondo” (H.F. Dondaine). Lo schema è neoplatonico,
l’unificazione nella circolarità divina dell’indigenza creaturale, ma
la realtà è biblica.
“Come la missione del Figlio ebbe l’effetto di
condurre al Padre , così la missione
dello Spirito Santo consiste nel condurre i credenti al Figlio” (Super Ioannem).
Riprendendo il movimento circolare, Tommaso offre
una nuova prova della presenza “costitutiva” dello Spirito Santo nel
mondo, il Dono primo, il Dono
per eccellenza, colui nel quale e per mezzo del quale il Padre ci
accorda la sua benevolenza.
“Nell’agonia della
croce, Gesù ci ama di un amore che è divino (agape), ed insieme forma singolarissima di eros. L’agonia è comunione,
la comunione è agonia “ (Benedetto XVI).
La comunione di due corpi in una sola anima (cf. l’amicizia,
definita da Aristotele e da san Gregorio Nazianzeno) è avvenuta nella
massima amicizia del patto coniugale verginale tra Maria e Giuseppe (compimento del primo patto),
all’Annunciazione (tra le due nature umane di Maria e Cristo), dove Maria è la Sposa del Padre, sulla Croce , ove Maria è la Donna dell’Agnello, la sua
sposa, del Cuore sacerdotale, alla Pentecoste, ove ella è sposa dello Spirito, per
generare i fedeli, il corpo mistico delle Chiesa, al quale essa è
infine legata.
Concludiamo, con H.
U. von Balthasar e san Luigi M. G. di Montfort, dicendo che è
impossibile comprendere il mistero di Cristo senza il mistero della
Trinità, nulla della Chiesa senza la fede nella divinoumanità di
Cristo, la vita spirituale (la seconda nascita) senza il mistero
nuziale tra Dio e Maria, ai piedi della Croce, nella comunione di tre
Cuori (Gesù, Maria e Giovanni) come è impossibile capire la natura (la
prima nascita) senza il sì di un padre e una madre.
Nell’Aula Magna dell’Università di Padova si trova un’opera
allegorica in affresco della Sapienza divina (cf. Sap. 7,26),
unificatrice le cinque Facoltà: la
filosofia, che contempla l’ente, la medicina, custode della vita, nel senso di ente corporeo
unito all’anima, la matematica,
alfabeto dell’universo, essendo i numeri (atomici) perfettamente
corrispondenti alla realtà visibile, la teologia, che contempla la deitas, sul versante speculativo, e il Verbo incarnato, la Persona vivente oggi
nell’Eucaristia, il Dio d’infinito Amore rivelato nel Vangelo, sulla vetta
della mistica, infine il diritto,
fondamento della società umana, della civiltà, contrapposta alla
barbarie e al dispotismo, con i suoi tre valori: neminem ledere, unicuique tribuere et honeste vivere,
principi liberali della vita, libertà e felicità.
Come, infatti, senza grano non vi è pane, così,
senza principi non vi è diritto, senza affermazione della verità non vi è filosofia,
senza salute la malattia, senza la fede la libertà. Infine, seguendo
Aristotele, senza numeri non vi sono le essenze, i concetti e togliendo
da un numero anche una sola unità, non si ha più la stessa realtà.
In particolare, senza il numero perfetto non si ha l’imperfetto: in geometria vi
è una cifra la cui intelligenza di “segno”, rimanda al mistero
trinitario e della creazione, il
π. Il cerchio, segno della perfezione, origina da tre
fattori:u no, due e un numero imperfetto, a sua volta costituito dal
tre e una frazione.
Come il peccato originale “infetta” il creato, e l’uno è la traccia della
unicità della Persona del Padre in una natura, il due della duplicità della natura dell’Unigenito, il tre del π,
rappresenterà inevitabilmente, in modo rigoroso il riflesso dello
Spirito Santo: una Persona più una, la “divina Maria” di Montfort e lo
Spirito stesso, in due nature, umana e divina.
La conferma viene dalla Scrittura e dalla
Rivelazione delle Tre Fontane: “Io
sono Colui che Sono” (Es.3,14); “prima che Abramo fosse Io Sono”(Gv.8,58); “Rallegrati…Sion…il Signore è con te”
(cfr.Sof.3,14;Lc 1,28)
“Sono Colei che sono
nella Trinità” (la Vergine della Rivelazione a Bruno Cornacchiola, 12
aprile 1947).
Infatti, lo Spirito Santo è la Persona divina più
vicina alla creazione e Maria santissima non può far parte della
creazione “imperfetta”, cioè della parte frazionaria del π.
Come Gesù Cristo è stato mandato per rinviare al
Padre, così lo Spirito Santo e Maria, sua “incarnazione” (M. Kolbe),
sono stati mandati per rivelare il Figlio. Quando Dio, nostro Signore,
ricapitolerà tutte le cose in se stesso, al momento della “parusia”,
scopriremo sia il mistero del
π, che il numero di coloro che comporranno la “divina
circulazion”, il cui centro è il mistero dell’Incarnazione.
Se possiamo articolare l’aspetto statico,
atemporale dei misteri mariologici, riassumeremo, con il linguaggio filosofico,
i seguenti termini, qualità dei rapporti tra le Persone divine e Maria
Santissima-Immacolata:
Credo in unum
Deum: l’unica
essenza divina, possiamo denotarla con la lettera maiuscola “N”: natura
divina, che condividiamo con il popolo ebreo e musulmano.
Patrem
omnipotentem…: due essenze, NP, natura divina e Persona divina;
Et in unum
Dominum Jesum Christum...et
incarnatus est tre essenze, NPn, la natura umana
contrassegnata dalla minuscola.
Et in Spiritum
Sanctum:
quattro essenze, NPnp.
Vediamo in questo schema (N, NP, NPn, NPnp) che si
evita il modalismo, poiché ogni Persona divina è distinta, come un
numero diverso corrisponde a una essenza distinta, 1, 2, 3, 4; e il
triteismo, in quanto le lettere sono sovrapponibili; ma emerge altresì
la singolarità di Maria, “Colei
che sale dal deserto, appoggiata al suo diletto”, lo Spirito Santo
(cf. Cantico dei cantici
8,5), il suo Sposo, a Pentecoste, in relazione alla maternità della
Chiesa, come sul Calvario si compiva il suo matrimonio con il Cuore Sacerdotale
del Figlio, e all’Annunciazione con il Padre.
Sulla Croce, il Figlio esprime la Misericordia, la
Maternità, le viscere di Dio, il suo governo materno del mondo, che
compie il primo patto, della giustizia.
Anche Maria
sul Golgota ha manifestato il dolore e il sorriso di Dio-Spirito
Santo, l’Amore che lega il Padre e il Figlio intratrinitario, si
riversa, come da un vasi di alabastro pieno di nardo, sull’umanità,
spezzandosi e spezzato dalla lancia, in intima comunione con la Madre e
il discepolo prediletto, poiché è il Suo effondersi che unisce in un
nuovo patto la Trinità e la creatura razionale in Giovanni. La Sponsa Verbi, la Donna, riveste
ancora una volta la sovrabbondanza d’Amore di Dio, il nexus tra il Padre, la Madre
e gli uomini, mentre prima (sempre!) lo era in modo inconoscibile,
nella Famiglia Divina.
La maternità e la Maternità all’Annunciazione,sulla
croce e nel Cenacolo costituiscono il
“di più” di Dio, la sua divina Misericordia, esclusiva invenzione
divina, chiamata ad entrare nel cuore umano e dei redenti. Ciò che c’è di più grande nella
Creazione è dunque la maternità (M. D. Philippe): è Maria! Ed ella non
può che essere accostata e camminare se non alla e con la Persona dello
Spirito Santo (cfr. Lc.24,15).
Con questa verità evangelica possiamo dimostrare la
dinamicità spirituale del
filo d’oro che lega tutti i misteri cristiani: la persona umana della
Madre di Dio, che non opera meraviglie se non nei cuori dei fedeli che
accolgono NPnp: Maria-Spirito Santo!
Come il calore di una giornata di primavera
riflette e media i raggi del
sole, così Maria- Spirito Santo rinvia, come una finestra, al Verbo
Incarnato, alla Sua Luce e Questi al Padre della luce. Maria rinvia a
Uno più grande di lei, lo Spirito Santo, al suo Amore (la Madonna del Divino Amore),
tuttavia ella esprime ciò che c’è di più grande, sapiente e buono,
originale, profondo e attuale nel governo del mondo: ciò che è
misericordia, compassione, è più grande di ciò che è pura giustizia.
La ribellione
dell’uomo post-moderno, la sua autosufficienza tecnologica e la sua indipendenza
da Dio nell’Occidente, trova la sua soluzione nel mistero di Maria,
nella saggezza di Dio esclusivamente, che “inventa” Maria, modello di
superiorità femminile, divina, realizzata nel Cuore di Dio, nel Cuore
dello Spirito Santo, e, logicamente, fino alla Croce, aperta alla
cooperazione nell’annientamento, nella sconfitta del Figlio, per
ribaltarsi nella Libertà divina della Risurrezione, risposta definitiva
alla libertà ribelle e mortifera dell’uomo di tutti i tempi.

La Donna per eccellenza accoglie il sogno di Dio di
promettere la salvezza, di riparare ma, soprattutto, di farlo al di là
della mascolinità creatrice, adulta, omogeneizzante, attraverso la femminilità trinitaria (il Figlio) e creata (Maria): lo stesso genoma! Allo
stesso modo lo Spirito Santo agisce per il corpo mistico della Chiesa,
come aveva fatto per quello dell’Umanità Santissima di Cristo. Noi
avremmo usato la”giustizia”, la violenza e lo stiamo facendo abbondantemente
e tragicamente!
È stupefacente come Dio ricorra alla Misericordia,
nel Cuore del Figlio e della Madre, volti materni della divinità! Dio va molto al di là della
ribellione, creando i suoi capolavori: n, pn : l’Umanità di Cristo,
Maria.
Pur essendo, dal punto di vista ontologico,
posteriore, la Donna è superiore
nell’Amore, appunto, lo Spirito Santo! Lei ha una superiorità non
dell’essere, dell’autorità, ma della misericordia, della persona.
Non c’è verità senza carità, dottrina senza
dolcezza; il nodo tra giustizia, verità morale, e carità, verità
ontologica, è sciolto dalla “femminilità”
di Dio: è ciò che ci viene suggerito da una lettura oggettiva delle
tre saggezze, quella filosofica, teologica e mistica, unificate da
Maria-Spirito Santo, persone che compiono la prima alleanza nella
sponsalità e cooperano all’effusione della seconda , nella
maternità-fecondità divina! Siamo nella teologia della Grazia (kekaritomene), nella
Pneumatologia.
Tre persone più una, in conclusione, sono
indissolubilmente legate, dalla Annunciazione, alla Pasqua e alla
Pentecoste.
Il segreto divino, la vita intima trinitaria,
l’esistenza di Dio (teologia) non è altro che la verticalizzazione
della trinità orizzontale,
terrena, Maria, Gesù e Giuseppe/Giovanni, ossia quella economica, il
mistero dell’Umanità di Cristo, attingibile dai sacramenti cristiani e
dalla orazione, mistero della scoperta dello sguardo di Cristo (cf. Mc
10,21):
da: (NP)np-NPn-(NP):
Trinità
economica
a: NP
NP(n)
NP(np)
Trinità
increata
Laus tibi, Christe, per Mariam et Josephum!
Copyright © 2007
Paolo Gasparini - Il Fuoco
Necessario
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NOTIZIA SULL’AUTORE
PAOLO GASPARINI è nato nel 1962
in provincia di Treviso, attualmente vive a lavora a Roma. Medico
chirurgo e bioeticista perfezionato all’Università Cattolica del S.
Cuore e al Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per studi su
matrimonio e famiglia, da vari anni si interessa di teologia morale e
filosofia, associate ai temi della bioetica e alla cosiddetta “nuova
evangelizzazione”. Dal 2 aprile 2007 è il responsabile del portale di
spiritualità, informazione e cultura di ispirazione cristiana Il Fuoco
Necessario.
Scrivi
all’autore il tuo commento:
paologasparini[at]davide.it
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