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Ripensare Carlo Carretto
di Alfio SIRONI
Nonostante
il passare degli anni ed il mutare dei tempi, il ricordo di Carlo
Carretto, negli occhi di chi ha letto le sue parole, nella mente di chi
lo ha conosciuto e nel cuore di chi lo ha compreso, è ancora vivissimo.
Molti
dei suoi scritti sono ancora viva testimonianza del suo carisma, della
sua capacità di esprimere un’immagine decisamente aperta di fede e di
farlo continuando a parlare alla gente.
I
suoi libri hanno raggiunto altissime tirature, tra le più elevate della
letteratura spirituale cristiana, sono passati di mano in mano, tra i
fedeli, tra i laici e allo stesso modo tra personalità di altri mondi
religiosi. Libri che se non fosse per l’età piuttosto giovane, la data
recente, potrebbero già essere annoverati tra i classici dello spirito
e che per molti giovani hanno rappresentato e rappresentano veri e
propri "libri della decisione".
Al di là delle cose si
pone esattamente in questo solco, è la testimonianza di un
intellettuale del nostro tempo, la riflessione di un grande maestro, ma
ancor più di un uomo dalla fede viva, la cui vicenda umana e spirituale
riassume e conclude – nella contemplazione del sublime e dell’Assoluto
– il percorso di una generazione di cattolici dalla rituale e rigida
fede (dall’integralismo) della provincia contadina alla testimonianza
della libertà e della fede dei figli di Dio, dal sogno della
"potenza" all’interno delle organizzazioni religiose, alla
rinuncia e "debolezza" evangelica della povertà e della
croce.
Un percorso comune a molti
altri illustri uomini di fede come Don Lorenzo Milani, Giorgio La Pira
e Primo Mazzolari, ma che in Carlo Carretto si esprime nella sua
massima portata. Una vita spesa tra la città, l’impegno sociale e il
deserto, inteso come rinuncia fisica e spirituale e come luogo
geografico; è infatti dal Sahara algerino che proviene buona parte del
materiale raccolto nelle pagine di questo libro.
Una vita, molteplici vite
Non si può comprendere
l’opera di Carlo Carretto senza conoscere almeno le principali tappe
della sua vita. Nato ad Alessandria nel 2 aprile 1910, in una famiglia
di contadini proveniente dalle Langhe, poi trasferitasi a Torino. In
gioventù milita nell'Azione Cattolica torinese dove entra ventitreenne
su invito di Luigi Gedda che ne era il presidente. In quegli stessi
anni consegue la laurea in storia e filosofia e contemporaneamente
inizia l’attività di maestro elementare, prima a Sommariva del Bosco
poi a Torino. Nel 1940 vince il concorso per direttore didattico e
viene assegnato come tale a Bono (Sardegna).
Dopo poco tempo viene
dispensato dal suo incarico per contrasti col regime fascista, dovuti
al carattere del suo insegnamento e per l'influsso che esso esercita
anche al di fuori della scuola, e viene inviato come confinato a Isili,
poi rimandato in Piemonte, dove riprende il suo lavoro come direttore
didattico a Condove.
Con l'avvento della
Repubblica di Salò riceve da Roma l'incarico di reggere le fila dell'Azione
Cattolica del Nord-Italia. Questa stagione della sua vita, che lo
porterà sino ai massimi ranghi dell’Azione cattolica italiana, ha
termine nel 1952, quando esplodono i contrasti covati da tempo in seno
al movimento cattolico, riguardo ai rapporti con la politica.
Trovandosi in disaccordo con una frazione importante del mondo
cattolico che progetta un'alleanza con la Destra, Carlo deve dimettersi
dal suo incarico di presidente della G.i.a.c. e ricerca con altri amici
nuove strade su cui indirizzare l'azione del laicato cattolico
impegnato.
E’ in tale periodo di
laboriosa e sofferta ricerca che matura la decisione di entrare a far
parte della congregazione religiosa dei Piccoli Fratelli di Gesù
fondata da Charles de Foucauld.
L’8 dicembre del 1954 parte
per l'Algeria, per il noviziato di El Abiodh, vicino ad Orano. Per
dieci anni conduce vita eremitica nel Sahara, dove fa una profonda
esperienza di vita interiore e di preghiera, nel silenzio e nel lavoro,
esperienza che esprimerà in quello che diventerà un autentico best
seller, Lettere dal deserto, e in tutti i libri che scriverà in
seguito, comprese le nitide pagine di Al di là delle cose.
La stessa esperienza
alimenterà anche tutta la sua vita e la sua azione successiva. Dopo il
ritorno in Europa, e aver trascorso alcuni periodi in diverse città,
nel 1965 va a Spello, in Umbria, per iniziare una nuova Fraternità di
preghiera e di accoglienza.
Ben presto lo spirito di
iniziativa di Carretto ed il prestigio di cui godeva, aprono la
comunità all'accoglienza di quanti, credenti e non, desiderano
trascorrervi un periodo di riflessione e di ricerca di fede vissuto
nella preghiera, nel lavoro manuale e nello scambio di esperienze. Al
convento in cui la Fraternità risiede, si aggiungono man mano molte
case di campagna sparse sul monte Subasio che vengono trasformate in
eremitaggi. Carretto sarà per oltre vent'anni l'instancabile animatore
di questo centro, noto in Italia e all'estero. Durante questi anni
continua la sua attività di scrittore iniziata negli anni giovanili.
Tra i libri di quel periodo va ricordato Famiglia piccola chiesa (1949) che suscitò contrasti nel
mondo cattolico per alcune sue idee allora avanzate.
Uomo dalle grandi capacità
comunicative, il nostro ha usato con molta efficacia la penna e la
parola per comunicare agli altri le sue "scoperte" e la sua
esperienza nella fede. I suoi libri sono stati tradotti in molte lingue
e gli hanno creato una schiera di lettori e di amici in molti Paesi del
mondo. La sua profonda interiorità non lo isolava dal mondo e dai suoi
problemi, ma anzi lo spingeva ad interessarsene in spirito di profezia
e di servizio.
Carlo Carretto è spirato nel
suo eremo di san Girolamo a Spello nella notte di martedì 4 ottobre
1988, festa di san Francesco d'Assisi del quale era stato appassionato
biografo.
Parole scandalose
In Al di là delle cose Carretto concentra il frutto delle
riflessioni svolte nei dieci anni di permanenza nell’oasi Sahariana,
nel deserto dove: "nulla è più chiaro della notte".
Sono pagine in cui
l’esperienza della rinuncia viene analizzata nella sua essenza più
pura, nel suo essere cammino verso quella piccolezza splendidamente
rappresentata a Betlemme: "Quando Dio volle agire nella redenzione
cercò la piccolezza. Salvò il mondo non con la sua forza ma con la sua
debolezza".
Carretto scandisce pagina
dopo pagina un messaggio umile e terso che disvela tutta la portata
rivoluzionaria contenuta nella novella evangelica: la destabilizzante
Verità di Cristo, che non è vuoto rito, riproposizione pedissequa e
rassicurante, ma è, citando Enzo Bianchi: "un grembo che genera
un’attitudine di compassione senza limiti, che rasenta la follia, che è
santa follia". Queste pagine denunciano il Potere delle gerarchie
e la brama di controllo insita nelle strutture ecclesiali, l’idolatria
di cui la chiesa ha fatto vittima il Dio cristiano rendendolo, nelle
parole di Don Giorgio De Capitani: "quel vecchio onnipotente che
garantisce ogni nostro respiro". Carretto ci ricorda che Dio è esattamente
l’opposto di questa immagine statica: non ci garantisce assolutamente
nulla di ciò che abbiamo, ci dice di camminare a mani vuote, a piedi
scalzi, nel deserto, perché solo così, nell’essenzialità più assoluta,
troveremo la gioia di vivere, gusteremo la libertà più pura, metteremo
le vere premesse per un mondo più giusto.
Con questo messaggio
apparentemente scandaloso, Carretto combatte la battaglia per la nuova
chiesa ridefinita dal concilio vaticano II. Una chiesa più equa e
giusta, che ritrovi la sua missione cardine nella battaglia
all’ingiustizia, all’oppressione, nella diffusione di valori come la
condivisione della speranza, il pluralismo, la tolleranza come misura
minima della comunione, della fraternità e dell’amore.
Questa battaglia non sarà
combattuta da Carlo Carretto solo con la parola scritta e annunciata,
con la riflessione e gli esercizi spirituali. La scelta di fare ritorno
dal deserto fu dettata dalla precisa volontà di tornare a servire i
poveri e i discriminati, le "vite di scarto": "Capii
presto che anche la preghiera può diventare una fuga. Sì, una fuga
dalla realtà, quando questa realtà è carità e amore. Mi balzava innanzi
il pensiero del profeta: "Chiamerete forse giorno di preghiera
questo? Piegare il capo come un giunco, usare sacco e ceneri per letto?
Forse questo tu chiami digiuno e giorno accetto a Jahve?
Non è piuttosto questo il
digiuno che vorrei: sciogliere le catene inique, togliere i legami del
giogo, rimandare liberi gli oppressi? Non consiste forse nello spezzare
il tuo pane all’affamato, nel vestire uno che hai visto nudo senza
trascurare quelli della tua carne? Allora sì la tua luce sorgerebbe
come l’aurora, la tua ferita si rimarginerebbe presto. Davanti a te
camminerebbe la giustizia e la gloria di Jahve ti raggiungerebbe."
(Isaia 58, 3-8)."
La battaglia proseguirà al
suo ritorno per le strade e le piazze delle città di mezza Europa e poi
nel ritiro a Spello, in Umbria, dove continuerà ad intervenire con
vigore nel dibattito ecclesiastico e politico italiano, tramite interventi,
articoli e interviste, assumendo spesso posizioni scomode, che gli
varranno dure repliche di alte cariche della chiesa, dell’Osservatore
Romano (riguardo la legge sul divorzio) e talora anche dei suoi stessi
familiari. Continuerà a combattere stoicamente per il gusto di poter
dare battaglia, per sostenere ancora un poco i suoi valori; anche nella
malattia, nel dolore degli ultimi giorni, sino alla morte, sarà
coraggioso annunciatore della verità più radicale del Vangelo, del
servizio agli indigenti come sentiero per la piena disponibilità verso
il Padre.
Un’opera breve, intrisa di
riflessioni e citazioni, uno sguardo ad un tempo semplice e radicale al
nostro rapporto con la fede. Appunti di "viaggio" che potranno
dare alcune indicazioni a chiunque nella propria vita stia percorrendo
le vie dello spirito, la strada che porta alla verità sconvolgente del
vangelo cristiano. Altresì, troveranno molti utili spunti alla
riflessione e una imperdibile opportunità di confronto, anche coloro
che percorrono un cammino di conoscenza spirituale al di fuori della
cornice concettuale cristiana. Nella parola di Carlo Carretto si
delinea in fondo il sentiero che porta alla ricerca dell’Essere sopra
ogni sovrastruttura, fuori da ogni ideologia.
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Fuoco Necessario
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